Antonella Manuli intervistata da Paolo Chiè nel podcast GOGO Wine, racconta Fattoria La Maliosa
Ascolta il podcast e l’intervista con Paolo Chiè. Antonella Manuli racconta il percorso fatto con Fattoria La Maliosa, il Metodo Corino e le esperienze di enoturismo.
Dal minuto 4.42 segui tutta l’intervista, e leggila anche di seguito :
- FATTORIA LA MALIOSA
La Maliosa nasce da un idea che è stata a lungo nella mia testa prima di venire realizzata, fin dai primi anni 2000. Io lavoravo in quella zona dal ’90 ed ero letteralmente rapita dalla potenza naturale, direi selvaggia della Maremma collinare. Uno dei pochi luoghi dove si ha la sensazione che l’uomo NON abbia il sopravvento sulla natura ma casomai il contrario, un po’ come in Africa. Problema: nessuno localmente sembrava notarlo, come spesso succede, e a un certo punto mi sono chiesta come poter esprimere questo lato naturale e selvaggio in una produzione agricola pionieristicamente sostenibile. Da lì sono partita da zero alla ricerca dei terreni che ho infine trovato nel 2009 e il progetto de La Maliosa è partito. Il bello è che su questi terreni c’era una rarità assoluta per la zona ovvero una vigna vecchia che ora ha 61 anni, che ho battezzato Vigna Madre. Qui ho trovato vitigni storici anche molto rari come il Procanico nei bianchi e il Ciliegiolo nei rossi. Questa vigna di 7000 metri è stata di fatto il nostro manuale d’istruzioni per l’intero progetto vitivinicolo che ho sviluppato negli anni successivi piantando circa 8 ettari di vigneto con vitigni che ricalcano quelli originariamente presenti in Vigna Madre. - IL METODO CORINO:
L’obiettivo produttivo è stato sempre di preservare la massima salubrità dei luoghi di produzione, vigneti, uliveti e seminativi, ma anche esprimere l’autenticità del terroir. Teoricamente i nostri vini potrebbero ricadere sotto la dicitura “vini naturali”, il che potrebbe voler dire molte cose anche diverse tra di loro non essendoci una definizione legale del termine. Ci siamo posti il problema di come descriverli e abbiamo pensato che la cosa migliore era dargli un nome che descrivesse in maniera trasparente il nostro modo di produrre. Così è nato il METODO CORINO. Questo metodo è fortemente incentrato sulla vigna, direi al 90% dato che in cantina facciamo molto poco. Vorrei citare i punti principali che lo qualificano:
Focus sulla vitalità del suolo e miglioramento della sostanza organica tramite la stesa di pacciamature di fieno autoprodotto nei mesi invernali. Crescita libera delle erbe spontanee in vigneto che non vengono tagliate se non quando vanno a seme, incrementando la complessità e quindi la biodiversità delle essenze anno dopo anno.
Impianto di varietà storiche documentate sul territorio fin dai primi del secolo scorso che hanno come caratteristica la grande adattività al contesto climatico e facilitano quindi una coltivazione sostenibile.
Dry farming, ovvero nessun tipo di irrigazione artificiale.
Conservazione del paesaggio agricolo storico con impianti secondo le curve di livello e allevamento delle viti ad alberello.
Da ultimo la scelta dei luoghi dove impiantare i vigneti, alcuni su suoli vulcanici, altri su suoli argillosi, a volte anche su versanti particolarmente ripidi e spettacolari con pendenze oltre il 30% che potremmo definire vigne eroiche.
3. INNOVAZIONE ED ENOTURISMO
Ci siamo rivolti da subito ai giovani che hanno capito perfettamente questa nostra vocazione naturale e sostenibile. Il vino da noi si approccia tramite un esperienza divertente e informale, non necessariamente una degustazione, anche se ovviamente facciamo anche quelle.
– le esperienze di degustazione in luoghi naturali attrezzati o su una semplice coperta da picnic, in un campo al tramonto accompagnati dalla musica o nel corso di un djset scatenato.
– le Starsbox, micro cabin col tetto apribile da dove ammirare le stelle sotto il cielo più buio d’Italia e vivere i suoni della natura nel più totale silenzio davanti a un panorama mozzafiato. Con l’occasionale visitatrice…(una volpe molto interessata agli umani).

