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L’apiario in primavera

All’inizio della primavera il lavoro per la gestione dell’apiario si fa delicato e intenso. È il tempo delle grandi speranze e ci sono operazioni da compiere per evitare la sciamatura con la relativa perdita di produzione e il dispendio di tempo. L’inverno è stato mite in Maremma e non è stato raro trovare rigogliose fioriture già a febbraio nei prati e nei frutteti che hanno permesso alle api di tornare con le cestelle piene di polline (condizione favorevole per l’espansione della covata).
In primavera le famiglie sono all’apice dello sviluppo e il controllo deve essere effettuato settimanalmente o al massimo ogni dieci giorni per accertarsi che ciascuna famiglia abbia spazio a sufficienza. La regina deve deporre in modo regolare con una covata compatta o con pochissime celle non opercolate.

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Quando si rende necessario l’aumento dello spazio di covata bisogna agire con cautela proteggendo le api dagli sbalzi di temperatura che potrebbero esporle alle malattie. Si può iniziare inserendo dei nuovi fogli cerei in penultima posizione. Alla visita successiva è necessario accertarsi che siano stati costruiti bene per poi spostarli tra gli ultimi due favi di covata. Se invece vengono ritrovati intatti significa che si è intervenuti troppo prematuramente.

Un’altro aiuto concreto che si può dare a supporto delle famiglie più deboli è quello di inserire nell’arnia un favo di covata opercolato oppure è possibile scrollare le api più giovani. Inoltre si possono unire due famiglie deboli al fine di ottenerne una più forte. Tutte queste operazioni debbono essere svolte con molta cautela osservando attentamente e verificando che nel favo non ci sia la regina e che la covata sia sana (altrimenti il rischio di trasmettere le patologie ad un’altra arnia potrebbe essere elevato).

Non dimentichiamoci inoltre di controllare che le api abbiano abbastanza nutrimento tenendo presente che in questo periodo le famiglie consumano da 1 a 2 kg di miele alla settimana.

Un’operazione extra che abbiamo compiuto quest’anno è la sciamatura artificiale con la creazione di nuovi nuclei. Questo porta a diversi vantaggi ovvero:

  • Contenimento della sciamatura naturale. La formazione dei nuovi nuclei viene eseguita prelevando favi con covata e api dagli alveari che si preparano alla sciamatura. Tale pratica diminuisce la forza della colonia e inibisce momentaneamente l’allevamento di celle reali; nel breve periodo l’istinto di sciamare viene limitato.
  • I nuclei, formati partendo dagli alveari più vigorosi e sani, vengono selezionati “involontariamente” per alcuni caratteri ereditari quali la resistenza alle patologie, la produttività, la produzione di covata e la popolosità.
  • Diminuizione dell’infestazione di varroa nella colonia madre. E’ noto che la varroa per riprodursi necessita di covata di fuco e di ape operaia. Asportando favi di covata si riduce così il numero di varroe presenti.
  • Rinnovo del patrimonio apistico. La formazione di nuclei permette il rinnovo annuale delle colonie e delle regine nella propria azienda.

Le piogge degli ultimi giorni e il caldo di maggio che si avvicina ci riempiono il cuore di grandi speranze e ci chiediamo quale sarà il sapore del miele di quest’anno, dolcissimo frutto del lavoro di centinaia di migliaia di piccole lavoratrici indisturbate…

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