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Riavvicinare la vigna al bosco

Ho sempre apprezzato le sommità collinari per lasciar libero lo sguardo negli orizzonti variamente consentiti e forse è una necessità derivata dall’infanzia in questi luoghi. Quando mi trovai nella pianura ho faticato non poco ad orizzontarmi e solo osservando il percorso del fiume trovavo quegli spazi negati alla vista; poi col tempo anche la pianura divenne più  ‘spettacolo’ ma solo ogni tanto. La necessità di raggiungere una sommità è stata un desiderio costante e così, appena arrivato alla Maliosa e raggiunto Montecavallo, inconsapevolmente, ho potuto gustare lo spettacolo della Maremma tra Tirreno, Saturnia, Amiata e viterbese.

1425 foschia che sale

Non so quante altre volte son ritornato sul poggio come le istantanee che ho colto, tutte quasi uguali e tanto diverse. Gli scenari agricoli più accattivanti sono stati per me le masse boschive che in disegni mai simili coprivano gran parte di territorio. Questa scena mi ha anche portato a pensare al  bosco nella sua origine primordiale. Le prime piante terrestri apparvero circa quattrocento milioni di anni fa e la loro colonizzazione dei territori si protrasse continuamente producendo continui  sistemi biologici sempre più complessi al loro interno. Dalla sua comparsa, l’uomo è sempre intervenuto per limitare le piante, utilizzarle ed impedire loro di ‘impadronirsi‘ del “suo” terreno agricolo. L’agricoltura che osserviamo è ancora il risultato della competizione antica tra l’uomo e gli alberi, tutta la storia segna questo connubio, il bosco come quintessenza della natura ed ecosistema preparatorio al coltivo. La vite è una liana che anticamente ha condiviso una spazio nella boscaglia variamente appoggiata agli alberi. Qualche esempio di Vitis silvestris appoggiata agli alberi è occasionalmente presente in Maremma soprattutto vicino ai corsi d’acqua e anche alla Maliosa ci sono questi reperti antichi.

L’uomo ha ‘portato’ fuori dal bosco la vite, ha eseguito molte selezioni nell’ambito del genere Vitis, ma soprattutto si è preoccupato di avere buoni ed abbondanti  frutti; i tutori “alberi”sono stati sostituiti da strutture morte con le stesse finalità di sorreggere un comportamento di liana. La vite è entrata quindi in una grande serie di modellamenti e potature (la vite non cicatrizza le ferite, è stata progettata per non ricevere tagli) che ne limitano la vitalità a poche decine di anni. Nella maggior parte delle viticolture, si realizzano filari rettilinei non comunicanti e le piante sono nane e allineate in spalliera ai tutori: spesso i filari sono realizzati secondo la massima pendenza del terreno.

Alla Maliosa sono in corso di realizzazione nuovi vigneti su tre appezzamenti distinti soprattutto per geologia ed orografia.

 

appezzamento per i nuovi vitigni

Questa scelta è orientata a valorizzare la bellezza paesaggistica, la messa in valore dei vitigni storici, la tutela e custodia del valore del terreno, la possibilità didattica, l’armonia di architettura vegetale capace di massimizzare la fisiologia della pianta per frutti migliori. Si tratta anche di un tentativo di riavvicinarsi al bosco confinante e riallacciare un dialogo, nella consapevolezza che il bosco è la matrice dell’agricoltura.

Lorenzo Corino

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