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Dobbiamo scegliere la salute

Tutto il comparto del vino ha enormemente progredito con la realizzazione di valori ambientali di territorio ed in cantina che rappresentano un patrimonio di intelligenze evolute. E’ sufficiente percorrere la nostra penisola per constatare le infinite realtà che, con gradualità differente, vanno a realizzare dei paesaggi speciali.

Filare vigneto e fiori di campo

I vigneti ricevono cure agronomiche variamente professionali ma, si ritiene, che la difesa fitosanitaria, debba essere ancora migliorata. Innanzitutto sono utilizzati (ed autorizzati) principi attivi non privi di effetti secondari su chi li applica e sull’ambiente circostante, persone comprese. Spesso, nonostante gli impegni per fare meglio, gran parte del prodotto non va a bersaglio ma è variamente veicolato altrove, con diversi gradi di inquinamento e, in generale, vi è ancora un eccessivo numero di interventi. La necessità di far meglio sta coinvolgendo autorità pubbliche, ricercatori, costruttori di attrezzature sempre più adeguate, ed alcuni progressi sono evidenti ma non sufficienti a mio avviso.
È fondamentale prestare sempre maggior impegno nell’utilizzo intelligente e consapevole degli agro farmaci. Le notizie di inquinamento ambientale e nocività sulle persone come nel recente caso dei bambini di Bordeaux intossicati dai pesticidi usati nelle vigne, ci devono ancor di più stimolare affinché simili episodi non abbiano a ripetersi.
Effettivamente anche in Italia succedono episodi similari ma raramente compaiono sui giornali e le autorità responsabili del controllo della salute dei lavoratori in azienda dovrebbero essere maggiormente vigili.
Un passo nella direzione giusta è molto doveroso e risiede nella revisione ufficiale delle molecole regolarmente autorizzate ed anche raccomandate per le patologie della vigna. Alcune di esse, effettivamente, non sono prive di effetti secondari su chi esegue i trattamenti fino a sconfinare in malattie professionali da pesticidi. Inoltre, anche l’ambiente circostante, comprensivo dei suoi abitanti e di ogni essere vivente, non resta esente da questo rischio. Basterebbe ricordare il divieto d’uso dei ditiocarbammati negli USA (sospetto cancerogeno) e il prolungato e attuale utilizzo da noi e in tutta Europa.

Gli studi di genomica verso nuovi genotipi con tolleranze diverse costituiscono un importante impegno, che potrebbe portare ad innovazioni importanti. Si tratta di un argomento molto complesso e delicato: modificare geneticamente i vitigni che coltiviamo comporta una serie di considerazioni di non facile soluzione.
La difesa verso le malattie del vigneto con trattamenti così invasivi rappresenta a mio parere “un’anomalia importante nella produzione del vino” che potrebbe gradualmente ridimensionarsi come dimostrato dalle produzioni dei ‘vini naturali’. Sì, si può: la bellezza delle vigne e dei loro territori non può far a meno del grande valore del vino che deriva da un ambiente salubre, obiettivo prioritario del suo sistema economico.

Germolio vite

Lorenzo Corino

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