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Vinitaly 2017: Il Procanico di Fattoria La Maliosa selezionato per la degustazione di vini rari, guidata da Ian D’Agata

Arrivata al sesto anno di partecipazione al Vinitaly. la più importante fiera del vino italiana, Fattoria La Maliosa vede premiato l’impegno di sempre nella salvaguardia del patrimonio storico dei vitigni autoctoni e rari della Maremma Toscana. Il 9 aprile alle ore 15, presso Verona Fiere, Ian D’Agata, uno tra i maggiori esperti mondiali di vitigni autoctoni italiani e autore di “Native Wine Grapes of Italy”, unico libro scritto da un italiano ad avere vinto il premio Louis Roederer International Wine Awards Book of the Year, guiderà la degustazione di soli 18 vini e una grappa. Il criterio di selezione si è basato su rarità e rappresentatività dell’intero territorio nazionale. Una scelta che accomuna vitigni con potenziale enologico molto diverso, ma con uguale necessità di salvaguardia, in una logica di conservazione del germoplasma italiano.

Premiata l’azione dell’Associazione Nazionale Donne del Vino che si è contraddistinta per la difesa del patrimonio viticolo italiano più raro ed elemento di diversità utile per dare identità enologica e maggiore attrattiva enoturistica ai territori del vino. “Si tratta delle più grandi degustazioni di questo genere mai realizzate” – spiega la Presidente Cinelli Colombini – avranno una platea straordinaria di Master of Wine, Master Sommelier, buyer e giornalisti da tutto il mondo, guidati da uno dei maggiori esperti mondiali di vitigni autoctoni italiani: Ian D’Agata. È un evento memorabile e mai realizzato prima: rappresenta una pietra miliare nella riscoperta dei vitigni italiani meno conosciuti e a rischio di estinzione”. Continua a leggere…

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Guest Post – Castellum Aquarum (Poggio Murella GR) di Antonella Santarelli

Nelle vicinanze di Poggio Murella in località “le Murella”, in direzione Manciano, percorrendo la strada denominata “Le Pergolacce”, si trova l’imponente struttura muraria del “Castellum Aquarum”.
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castellum-acquarum
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Cos’è la Maremma?

Luogo di sorprendente e struggente bellezza, casualmente indenne dai decenni della speculazione edilizia che hanno devastato i paesaggi italiani. La Maremma: dimenticata, quindi salva. Un luogo in cui capiti per caso, ma in cui vuoi tornare, che ti tira per la manica e da cui ti fai volentieri trattenere. Che ti stupisce ogni volta che torni, con i suoi paesaggi mozzafiato che spuntano dietro ogni curva. E ti fa sentire quella piccola fitta di nostalgia nel petto ogni volta che riparti. TUTTE le volte che riparti.

E ciò prima ancora di scoprire i tesori artistici, i paesini in cui si vive come in un’altra epoca, i cibi a KM zero cucinati in modo sopraffino da cuoche che hanno imparato dalle loro mamme e nonne. E poi, piccole cantine nascoste che a sorpresa esportano in Giappone e Stati Uniti, agriturismi di charme, ma anche servizi evoluti ai vertici del loro settore, come ristoranti stellati, terme, campi da golf. E poi, strade che si snodano nel silenzio e sembrano fatte per gli appassionati di ciclismo, percorsi a cavallo nella natura più selvaggia che possono durare ore come giorni.
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Pitigliano night
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La terra che non si eredita

Ogni volta che sento raccontare in modo romantico e idealizzato del vino e dell’agricoltura in genere, sorrido.
Il mio è un sorriso che parte da un’amarezza, e che passa da un consapevolezza che è cresciuta nei sette anni, in cui mi sono impegnata in un investimento che mi vede coinvolta su ogni fronte.
All’immagine idealizzata del contadino che degusta il  vino nel suo casale con vista sulle dolci colline, rimango sempre scetticamente perplessa. 
Certo, ci sono contadini che hanno ereditato la terra e che magari hanno anche il casale e magari più che contadini, sono le storiche famiglie delle grandi aziende e delle grandi tenute agricole.
In Maremma tanti piccoli proprietari hanno ereditato dai genitori, ma gli stessi genitori erano i mezzadri che nel secondo dopoguerra hanno ricevuto le terre dall’Ente Maremma. Penso che quella fu un’azione meritevole che tra l’altro ha preservato il valore paesaggistico e naturalistico del territorio, che non è stato abbandonato come tanti altri in Italia.
Ma la realtà è che quella terra non gli è mai bastata per vivere. Per sfamarsi sì, per avere un tetto sulla testa anche, certo non per pagare le bollette, le tasse e gli studi dei figli. Per tutto ciò, quel contadino deve ancora oggi lavorare per altri.
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In viaggio verso La Maliosa

8.45 Ho raggiunto Antonella sotto casa.
Si parte. Ci lasciamo alle spalle una Milano piovosa che non si arrende alla primavera. Non sono mai stata in Maremma, se non di passaggio. Non sono mai stata alla Fattoria La Maliosa.
Erano ormai mesi, che con Antonella Manuli, Dominique Mosca  e Enrico Bachechi si cercava di organizzare, ma con i ritmi milanesi non è stato facile.
Nel frattempo avevo ascoltato i racconti, uploddato le immagini su Flickr, immaginato attraverso le parole dell’intero team che si occupa di questa realtà preziosa.
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Saturnia e Fattoria La Maliosa
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Fattoria La Maliosa

Ho sempre desiderato il contatto con la terra. Amo ferocemente l’odore dell’erba. Non il profumo, l’odore: quello della terra bagnata, quello della terra arsa al sole e l’impatto silenzioso che gli elementi naturali producono quando ci si scontrano.
Molti intorno a me potrebbero pensare che amo il golf per mille motivi legati alla competizione puramente sportiva. Non sanno invece, che il vero motivo è la ricerca del prato verde e dello spazio aperto.
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Altalena affacciata sulla Maremma
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